Domande frequenti

Pellicciai svizzeri dichiarano le loro pellicce

Domande:

  1. Abbiamo il diritto di utilizzare gli animali per l’alimentazione, il cuoio e la pelliccia?

  2. Qual è l’etica proposta dall’associazione SwissFur?

  3. Che cosa dicono gli specialisti sull’atteggiamento della pellicceria in riguardo alle proprie?

  4. Qual è, a livello internazionale, l`importanza delle poplazioni che vivivono principalmente di prodotti della fauna (carne, latte, pellame, grassi, ossi, ecc.)?

  5. È più ecologica la pelliccia sintetica o quella naturale?

  6. Da dove provengono le pelli utilizzate in pellicceria?

  7. Vi è una contraddizione fondamentale tra gli obiettivi dei difensori dei "diritti" degli animali e quelli dei movimenti ecologici?

  8. Quali sono le conseguenze ecologiche dell’interdizione di utilizzare gli animali?

  9. I cacciatori di pellicce si curano della salvaguardia degli animali?

  10. Quali sono i mezzi? Come sono applicati?

  11. Perché sono necessarie le trappole per l’equilibrio di fauna e ambiente? Com’è la situazione in Svizzera e all’estero?

  12. Cosa disse il famoso comandante Jean-Yves Cousteau in merito alla caccia delle foche?

  13. Com’è nata la polemica contro la caccia delle foche?

  14. Da dove provengono le pelli di animali allevati e utilizzati in pellicceria?

  15. Qual è la particolarità della razza ovina?

  16. Cos’è un "breitschwanz" e qual è il suo valore commerciale?

Abbiamo il diritto di utilizzare gli animali per l’alimentazione, il cuoio e la pelliccia?
Gli animali hanno un grado di riproduzione ben superiore a quanto permette loro l’ambiente in cui vivono e quindi l’uomo ha tradizionalmente approfittato di questa eccedenza naturale per soddisfare i propri bisogni. In compenso deve proteggere l’ecosistema e gestire in maniera responsabile le diverse componenti della fauna. In altre parole, l’uomo deve rimanere attento e non mettere in pericolo nessuna specie.


Qual è l’etica proposta dall’associazione SwissFur?
Essere coscienti della responsabilità nella gestione della natura e dell’ambiente, sostenere la protezione delle specie e conformandosi alle norme nazionali ed internazionali (Convenzione di Washington). Promuovere una legislazione internazionale di protezione, principalmente attraverso lo IUCN. Assicurare un equo guadagno alla gente che vive direttamente della natura, dando un giusto valore alle risorse della fauna. Valorizzare artigianalmente la pelliccia per contribuire alla sopravvivenza di diverse civiltà, tecniche artigianali e modi di vita tradizionali. Essere un ponte tra l’uomo e la natura.

Che cosa dicono gli specialisti sull’atteggiamento della pellicceria in riguardo alle proprie
Dr. P. Dollinger, vicedirettore dell’ufficio eterinario federale: "Il settore della pelliccia ha dimostrato attraverso la sua ricettività circa i problemi del controllo della fauna, che lo sfruttamento e la protezione degli animali selvatici non sono incompatibili fra loro. Esso è un esempio per gli altri settori industriali che utilizzano materia prima proveniente da animali selvatici".

Harvey Jessup, Biologo, Ufficio forestale dello Yukon, Canada: "L’utilizzo degli animali mediante la caccia è cosa molto ragionevole. Della popolazione di topo muschiato muore annualmente il 70% a causa di fame, malattia o nemici. Questa parte rimane sempre pressoché uguale e in proporzione del cibo a disposizione. Allora perché i Trappers non dovrebbero poter vivere della caccia al topo muschiato e sfruttare il sovrappiù naturale?"

Dr. E. Fredericksen, veterinario e presidente dell’Associazione per la protezione degli animali danese:
"Rigetto nella maniera più assoluta le mostruose affermazioni sull’allevamento degli animali da pelliccia in Scandinavia fatte da certe organizzazioni estremiste. Le immagini presentate e le affermazioni fatte non corrispondono affatto alla realtà ed è perverso ribadire che esse siano diffuse al solo scopo di proteggere gli animali: ciò non fa certo onore ai
loro autori."

Dr. B. Hunter, veterinario all’università di Guelph (Canada): "L’allevamento commerciale dei visoni è un’attività economica stabile con progressi costanti nell’alimentazione, nella genetica e nella salute".

Dr. Gunnar Krantz, già presidente e capoveterinario della Federazione svedese delle società per la protezione degli animali:
"Per diventare allevatore bisogna amare gli animali. Non è facile lavorare con gli animali da pelliccia. Ogni giorno della settimana e per 52 setimane all`anno bisogna nutririli, curarli e intra ttenerli. Altrimenti l`allevatore subirà molto rapidamente una diminuzione di redditività."


Qual è, a livello internazionale, l`importanza delle poplazioni che vivivono principalmente di prodotti della fauna (carne, latte, pellame, grassi, ossi, ecc.)?
In Canada, Groenlandia, Alaska, Siberia, Amazzonia, Terranova, Lapponia, in Africa, in Asia, Afganistan e Nuova Zelanda, l`utilizzo della pelliccia è la base di vita per milioni di persone.

È più ecologica la pelliccia sintetica o quella naturale?
La fabbricazione di una pelliccia sintetica è basata su prodotti della chimica. Per citare un esempio, un cappotto di pelliccia sintetica necessita per la fabbricazione parecchi litri di petrolio e il suo riassorbimento nella natura durerà diversi secoli.

Da dove provengono le pelli utilizzate in pellicceria?
La maggior parte delle pelli usate in Germania (46.9 % delle importazioni) provengono da allevamenti, specialmente dalla Scandinavia, Nordamerica, Russia, Polonia e dai Paesi baltici. Le specie principali sono il visone, la volpe, la nutria, il murmanski, la puzzola e il cincilla. Il secondo gruppo in ordine di importanza con il 37.6 %, provengono dai campi: agnelli, capre, karakul, conigli e vitelli. Le pelli di animali "dannosi" perché disturbano l’equilibrio della fauna o perché danneggiano le colture o altri allevamenti, o perché minacciano le costruzioni degli uomini (dighe in Olanda) oppure diffondono malattie, corrispondono al 15.3 % delle importazioni. Questi ultimi sono per esempio il topo muschiato, il procione, l’opossum, la nutria, la volpe rossa, il coniglio selvatico, il coyote, la talpa e il criceto. Pelli provenienti dalla caccia o dalla gestione della fauna presso popoli indigeni come indiani, Inuits o eschimesi, o anche per proteggere la propria vita selvaggia, fanno un 0.2 %. Sono essenzialmente castori, linci rosse, scoiattolo, zibellino, foche adulte, ecc.

Vi è una contraddizione fondamentale tra gli obiettivi dei difensori dei "diritti" degli animali e quelli dei movimenti ecologici?
In certi casi sì. Ciò è particolarmente palese in Canada. I difensori dei "diritti degli animali" giustificano i loro attacchi ai "trappers" e cacciatori per il bene della fauna. Le conseguenze sono però lo sfruttamento industriale che distrugge territori ecologicamente intatti! Senza parlare della sopravvivenza di intere popolazioni indigene, parte integrante dell’ambiente? Il biologo Harvey Jessup sottolinea che, con la proibizione della caccia commerciale, quest’ultima, compresa la gestione della fauna, dovrebbe essere svolta da impiegati statali pagati per questo.

Quali sono le conseguenze ecologiche dell’interdizione di utilizzare gli animali?
Ogni specie animale che si moltiplica in numero eccessivo in rapporto al suo habitat, subisce a breve termine un’autoregolazione naturale attraverso la fame e le malattie. Le specie forti si riprodurrebbero in sovrannumero a danno di altre specie più deboli: le battaglie e il cannibalismo con cui reagiscono gli animali quando sono troppo numerosi sono istruttivi in merito. Infine, come vedremo nel capitolo seguente, la proliferazione di certe specie ha e avrebbe conseguenze devastatrici per la fauna e per l’uomo.

I cacciatori di pellicce si curano della salvaguardia degli animali?
Naturalmente si! E’ nel loro interesse badare a non decimare le specie dato che oggigiorno il mantenimento della loro attività, e quindi la loro stessa sopravvivenza, ne dipende. D’altronde non esistono esempi di specie minacciate dai cacciatori che lavorano per il settore della pelliccia.

Quali sono i mezzi? Come sono applicati?
In linea di massima si usano trappole o armi da fuoco. In Canada in particolare, poiché è il maggiore esportatore di pelli selvatiche, "trappers" e cacciatori sono ben istruiti. Per ottenere la licenza di caccia occorre essere costantemente aggiornati sul funzionamento e sull’utilizzo di trappole e sulle quote di cattura. I guardiacaccia verificano il rispetto di tali norme.

Perché sono necessarie le trappole per l’equilibrio di fauna e ambiente? Com’è la situazione in Svizzera e all’estero?
Servono a limitare la proliferazione delle specie diventate invadenti o devastatrici. Ecco qualche esempio: Nei cantoni svizzeri di Zurigo e Turgovia e nella valle del Reno, come anche in numerosi luoghi in Olanda, la proliferazione del topo muschiato, che danneggiava massicciamente dighe, canali e argini, costrinse le autorità a controllarne la riproduzione con trappole. Le volpi, vettori della rabbia e predatori di tetraoni (gallo di brughiera indispensabile per la fertilità dei terreni), devono essere cacciate, anche mediante trappole, ogni anno in Svizzera. La stessa cosa succede in Nuova Zelanda con gli opossum che distruggono la vegetazione e sono vettori della tubercolosi bovina. Popolazione stimata: 70 mio. di opossum.

Cosa disse il famoso comandante Jean-Yves Cousteau in merito alla caccia delle foche?
In una trasmissione televisiva francese del 21 aprile 1991 il Comandante Cousteau ha confermato quello che gli scienziati e gli specialisti in materia non hanno mai cessato di dire: "Tenendo conto della necessità del mantenimento costante dell’equilibrio fra civilizzazione e vita autoctona, è indispensabile che le popolazioni di cacciatori Inuit e di Terranova possano continuare a utilizzare la foca e i redditi che da essa provengono, pellicce incluse."

Com’è nata la polemica contro la caccia delle foche?
Nel 1964, in mancanza di un regolamento internazionale sulla banchisa, cacciatori di numerose nazionalità fecero un vero massacro cacciando grandi quantità di foche in particolare con l’aiuto di elicotteri. Attraverso un gruppo di cineasti, che stava girando sul posto un film di propaganda sul Quebec, fu quindi denunciato lo scandalo. Gruppi estremisti approfittano dell’avvenimento per produrre un altro film, stavolta truccato, che sarà ampiamente diffuso nel mondo intero: come può un pubblico, che spesso non ha mai visto un mattatoio o un animale macellato nel cortile di una fattoria, resistere all’emozione della vista del sangue sulla banchisa? Comunque si constata che tra il 1964 e il 1973 questo scandalo ha fruttato a certi gruppi ecologici cifre gigantesche. Nel 1967 le pelliccerie svizzere membro dell’associazione SwissFur hanno rinunciato volontariamente all’importazione di pellicce di baby-foca. Questa rinuncia è stata rispettata, come certificano le statistiche doganali. Le campagne polemiche in merito alla protezione delle foche ebbero però anche conseguenze catastrofiche: non vi è più interesse alcuno nemmeno per le pelli di foca adulta, fonte di reddito vitale per gli Inuits, i quali vedono ridursi drasticamente il loro tenore di vita. Negli anni seguenti i pescatori e cacciatori hanno visto il loro reddito diminuire di quattro o cinque volte. Essi diventeranno e rimarranno, contro la loro volontà, persone assistite al 100% dai governi danese e canadese. Nel 1973, dopo lunghe trattative da parte dei paesi interessati fu approvato un regolamento per evitare gli abusi sulla banchisa e le rispettive acque: la caccia è regolamentata, le quote fissate e il bracconaggio condannato. Una positiva conseguenza di questa regolamentazione: la rinuncia di Greenpeace alla sua campagna contro la caccia delle foche e le sue scuse presso gli Inuits.

Da dove provengono le pelli di animali allevati e utilizzati in pellicceria?
All’incirca il 90% di tutte le pelli proviene per metà da animali d’allevamento e dall’agricoltura (vedi domanda no. 13). L’allevamento è praticato in numerosi paesi e regioni, principalmente: Canada, USA, Scandinavia, Francia, Belgio, Olanda, Polonia, Cecoslovacchia, Cina, Pakistan, Namibia, Spagna, Ex-U.R.S.S. Ovunque vigono norme stabilite e controllate dai Ministeri dell’Agricoltura o dagli Uffici veterinari nazionali. Lo stesso vale per i grandi greggi di pecore e agnelli in Spagna, Italia, Paesi balcani, Paesi ex-sovietici, Cina, Pakistan, Namibia, Peru, Argentina, ecc. Molti di questi Paesi appartengono ai Paesi del Terzo Mondo o in via di sviluppo, per i quali la vendita di pelli da pellicceria è un’importante fonte di divise per lo sviluppo economico.

Qual è la particolarità della razza ovina?
Essa è la specie più resistente tra le pecore. Originaria dell’Asia centrale, questa pecora è oggi allevata in gran numero nelle regioni aride dell’Afganistan, dell’ex-Unione Sovietica e dell’Africa. La pecora Karakul fornisce cibo (carne e latte) e contribuisce alla protezione della vegetazione dall’avanzata del deserto. L’uomo deve però controllarne la riproduzione perché solo un quarto dei neonati potrà trovare cibo sufficiente nell’ambiente che lo circonda.

Cos’è un "breitschwanz" e qual è il suo valore commerciale?
Questo nome indica la pelliccia di agnello karakul nato morto o prematuro. Il suo valore può anche essere ben dieci volte inferiore a quello di una madre karakul proveniente da un gregge di allevamento. Meno della metà dei breitschwanz può essere utilizzata dal settore della pelliccia. Il resto è senza valore perché le pelli sono troppo sottili. D’altronde non esiste alcun mezzo per conoscere con precisione la grandezza dei piccoli nel ventre della madre. Da ciò deriva l’assurdità di pretendere che l’uomo provochi deliberatamente degli aborti. La ricchezza di un pastore consiste soprattutto nel numero di animali vivi che possiede.