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Pellicciai
svizzeri dichiarano le loro pellicce
Domande:
- Abbiamo il diritto di utilizzare
gli animali per l’alimentazione, il cuoio e la pelliccia?
- Qual è l’etica proposta
dall’associazione SwissFur?
- Che cosa dicono gli specialisti
sull’atteggiamento della pellicceria in riguardo alle proprie?
- Qual è, a livello internazionale,
l`importanza delle poplazioni che vivivono principalmente di prodotti
della fauna (carne, latte, pellame, grassi, ossi, ecc.)?
- È più ecologica la pelliccia
sintetica o quella naturale?
- Da dove provengono le pelli
utilizzate in pellicceria?
- Vi è una contraddizione
fondamentale tra gli obiettivi dei difensori dei "diritti" degli animali
e quelli dei movimenti ecologici?
- Quali sono le conseguenze
ecologiche dell’interdizione di utilizzare gli animali?
- I cacciatori di pellicce
si curano della salvaguardia degli animali?
- Quali sono i mezzi? Come
sono applicati?
- Perché sono necessarie le
trappole per l’equilibrio di fauna e ambiente? Com’è la situazione in
Svizzera e all’estero?
- Cosa disse il famoso comandante
Jean-Yves Cousteau in merito alla caccia delle foche?
- Com’è nata la polemica contro
la caccia delle foche?
- Da dove provengono le
pelli di animali allevati e utilizzati in pellicceria?
- Qual è la particolarità
della razza ovina?
- Cos’è un "breitschwanz"
e qual è il suo valore commerciale?
Abbiamo il diritto di utilizzare gli
animali per l’alimentazione, il cuoio e la pelliccia?
Gli
animali hanno un grado di riproduzione ben superiore a quanto permette
loro l’ambiente in cui vivono e quindi l’uomo ha tradizionalmente approfittato
di questa eccedenza naturale per soddisfare i propri bisogni. In compenso
deve proteggere l’ecosistema e gestire in maniera responsabile le diverse
componenti della fauna. In altre parole, l’uomo deve rimanere attento
e non mettere in pericolo nessuna specie.
| Qual
è l’etica proposta dall’associazione SwissFur? |
Essere coscienti della responsabilità nella gestione della natura e dell’ambiente,
sostenere la protezione delle specie e conformandosi alle norme nazionali
ed internazionali (Convenzione di Washington). Promuovere una legislazione
internazionale di protezione, principalmente attraverso lo IUCN. Assicurare
un equo guadagno alla gente che vive direttamente della natura, dando
un giusto valore alle risorse della fauna. Valorizzare artigianalmente
la pelliccia per contribuire alla sopravvivenza di diverse civiltà, tecniche
artigianali e modi di vita tradizionali. Essere un ponte tra l’uomo e
la natura.
| Che
cosa dicono gli specialisti sull’atteggiamento della pellicceria
in riguardo alle proprie |
Dr. P. Dollinger, vicedirettore dell’ufficio eterinario federale: "Il
settore della pelliccia ha dimostrato attraverso la sua ricettività circa
i problemi del controllo della fauna, che lo sfruttamento e la protezione
degli animali selvatici non sono incompatibili fra loro. Esso è un esempio
per gli altri settori industriali che utilizzano materia prima proveniente
da animali selvatici".
Harvey Jessup, Biologo, Ufficio forestale dello Yukon, Canada: "L’utilizzo
degli animali mediante la caccia è cosa molto ragionevole. Della popolazione
di topo muschiato muore annualmente il 70% a causa di fame, malattia o
nemici. Questa parte rimane sempre pressoché uguale e in proporzione del
cibo a disposizione. Allora perché i Trappers non dovrebbero poter vivere
della caccia al topo muschiato e sfruttare il sovrappiù naturale?"
Dr. E. Fredericksen, veterinario e presidente dell’Associazione per la protezione
degli animali danese:
"Rigetto nella maniera più assoluta le mostruose affermazioni sull’allevamento
degli animali da pelliccia in Scandinavia fatte da certe organizzazioni
estremiste. Le immagini presentate e le affermazioni fatte non corrispondono
affatto alla realtà ed è perverso ribadire che esse siano diffuse al solo
scopo di proteggere gli animali: ciò non fa certo onore ai
loro autori."
Dr. B. Hunter, veterinario all’università di Guelph (Canada): "L’allevamento
commerciale dei visoni è un’attività economica stabile con progressi costanti
nell’alimentazione, nella genetica e nella salute".
Dr. Gunnar Krantz, già presidente e capoveterinario della Federazione
svedese delle società per la protezione degli animali:
"Per diventare allevatore bisogna amare gli animali. Non è facile lavorare
con gli animali da pelliccia. Ogni giorno della settimana e per 52 setimane
all`anno bisogna nutririli, curarli e intra ttenerli. Altrimenti l`allevatore
subirà molto rapidamente una diminuzione di redditività."
| Qual
è, a livello internazionale, l`importanza delle poplazioni che vivivono
principalmente di prodotti della fauna (carne, latte, pellame, grassi,
ossi, ecc.)? |
In Canada, Groenlandia, Alaska, Siberia, Amazzonia, Terranova, Lapponia,
in Africa, in Asia, Afganistan e Nuova Zelanda, l`utilizzo della pelliccia
è la base di vita per milioni di persone.
| È
più ecologica la pelliccia sintetica o quella naturale? |
La fabbricazione di una pelliccia sintetica è basata su prodotti della
chimica. Per citare un esempio, un cappotto di pelliccia sintetica necessita
per la fabbricazione parecchi litri di petrolio e il suo riassorbimento
nella natura durerà diversi secoli.
| Da
dove provengono le pelli utilizzate in pellicceria? |
La maggior parte delle pelli usate in Germania (46.9 % delle importazioni)
provengono da allevamenti, specialmente dalla Scandinavia, Nordamerica,
Russia, Polonia e dai Paesi baltici. Le specie principali sono il visone,
la volpe, la nutria, il murmanski, la puzzola e il cincilla. Il secondo
gruppo in ordine di importanza con il 37.6 %, provengono dai campi: agnelli,
capre, karakul, conigli e vitelli. Le pelli di animali "dannosi" perché
disturbano l’equilibrio della fauna o perché danneggiano le colture o
altri allevamenti, o perché minacciano le costruzioni degli uomini (dighe
in Olanda) oppure diffondono malattie, corrispondono al 15.3 % delle importazioni.
Questi ultimi sono per esempio il topo muschiato, il procione, l’opossum,
la nutria, la volpe rossa, il coniglio selvatico, il coyote, la talpa
e il criceto. Pelli provenienti dalla caccia o dalla gestione della fauna
presso popoli indigeni come indiani, Inuits o eschimesi, o anche per proteggere
la propria vita selvaggia, fanno un 0.2 %. Sono essenzialmente castori,
linci rosse, scoiattolo, zibellino, foche adulte, ecc.
| Vi
è una contraddizione fondamentale tra gli obiettivi dei difensori
dei "diritti" degli animali e quelli dei movimenti ecologici? |
In certi casi sì. Ciò è particolarmente palese in Canada. I difensori
dei "diritti degli animali" giustificano i loro attacchi ai "trappers"
e cacciatori per il bene della fauna. Le conseguenze sono però lo sfruttamento
industriale che distrugge territori ecologicamente intatti! Senza parlare
della sopravvivenza di intere popolazioni indigene, parte integrante dell’ambiente?
Il biologo Harvey Jessup sottolinea che, con la proibizione della caccia
commerciale, quest’ultima, compresa la gestione della fauna, dovrebbe
essere svolta da impiegati statali pagati per questo.
| Quali
sono le conseguenze ecologiche dell’interdizione di utilizzare gli
animali? |
Ogni specie animale che si moltiplica in numero eccessivo in rapporto
al suo habitat, subisce a breve termine un’autoregolazione naturale attraverso
la fame e le malattie. Le specie forti si riprodurrebbero in sovrannumero
a danno di altre specie più deboli: le battaglie e il cannibalismo con
cui reagiscono gli animali quando sono troppo numerosi sono istruttivi
in merito. Infine, come vedremo nel capitolo seguente, la proliferazione
di certe specie ha e avrebbe conseguenze devastatrici per la fauna e per
l’uomo.
| I
cacciatori di pellicce si curano della salvaguardia degli animali? |
Naturalmente si! E’ nel loro interesse badare a non decimare le specie
dato che oggigiorno il mantenimento della loro attività, e quindi la loro
stessa sopravvivenza, ne dipende. D’altronde non esistono esempi di specie
minacciate dai cacciatori che lavorano per il settore della pelliccia.
| Quali
sono i mezzi? Come sono applicati? |
In linea di massima si usano trappole o armi da fuoco. In Canada in particolare,
poiché è il maggiore esportatore di pelli selvatiche, "trappers" e cacciatori
sono ben istruiti. Per ottenere la licenza di caccia occorre essere costantemente
aggiornati sul funzionamento e sull’utilizzo di trappole e sulle quote
di cattura. I guardiacaccia verificano il rispetto di tali norme.
| Perché
sono necessarie le trappole per l’equilibrio di fauna e ambiente?
Com’è la situazione in Svizzera e all’estero? |
Servono a limitare la proliferazione delle specie diventate invadenti
o devastatrici. Ecco qualche esempio: Nei cantoni svizzeri di Zurigo e
Turgovia e nella valle del Reno, come anche in numerosi luoghi in Olanda,
la proliferazione del topo muschiato, che danneggiava massicciamente dighe,
canali e argini, costrinse le autorità a controllarne la riproduzione
con trappole. Le volpi, vettori della rabbia e predatori di tetraoni (gallo
di brughiera indispensabile per la fertilità dei terreni), devono essere
cacciate, anche mediante trappole, ogni anno in Svizzera. La stessa cosa
succede in Nuova Zelanda con gli opossum che distruggono la vegetazione
e sono vettori della tubercolosi bovina. Popolazione stimata: 70 mio.
di opossum.
| Cosa
disse il famoso comandante Jean-Yves Cousteau in merito alla caccia
delle foche? |
In una trasmissione televisiva francese del 21 aprile 1991 il Comandante
Cousteau ha confermato quello che gli scienziati e gli specialisti in
materia non hanno mai cessato di dire: "Tenendo conto della necessità
del mantenimento costante dell’equilibrio fra civilizzazione e vita autoctona,
è indispensabile che le popolazioni di cacciatori Inuit e di Terranova
possano continuare a utilizzare la foca e i redditi che da essa provengono,
pellicce incluse."
| Com’è
nata la polemica contro la caccia delle foche? |
Nel 1964, in mancanza di un regolamento internazionale sulla banchisa,
cacciatori di numerose nazionalità fecero un vero massacro cacciando grandi
quantità di foche in particolare con l’aiuto di elicotteri. Attraverso
un gruppo di cineasti, che stava girando sul posto un film di propaganda
sul Quebec, fu quindi denunciato lo scandalo. Gruppi estremisti approfittano
dell’avvenimento per produrre un altro film, stavolta truccato, che sarà
ampiamente diffuso nel mondo intero: come può un pubblico, che spesso
non ha mai visto un mattatoio o un animale macellato nel cortile di una
fattoria, resistere all’emozione della vista del sangue sulla banchisa?
Comunque si constata che tra il 1964 e il 1973 questo scandalo ha fruttato
a certi gruppi ecologici cifre gigantesche. Nel 1967 le pelliccerie svizzere
membro dell’associazione SwissFur hanno rinunciato volontariamente all’importazione di
pellicce di baby-foca. Questa rinuncia è stata rispettata, come certificano
le statistiche doganali. Le campagne polemiche in merito alla protezione
delle foche ebbero però anche conseguenze catastrofiche: non vi è più
interesse alcuno nemmeno per le pelli di foca adulta, fonte di reddito
vitale per gli Inuits, i quali vedono ridursi drasticamente il loro tenore
di vita. Negli anni seguenti i pescatori e cacciatori hanno visto il loro
reddito diminuire di quattro o cinque volte. Essi diventeranno e rimarranno,
contro la loro volontà, persone assistite al 100% dai governi danese e
canadese. Nel 1973, dopo lunghe trattative da parte dei paesi interessati
fu approvato un regolamento per evitare gli abusi sulla banchisa e le
rispettive acque: la caccia è regolamentata, le quote fissate e il bracconaggio
condannato. Una positiva conseguenza di questa regolamentazione: la rinuncia
di Greenpeace alla sua campagna contro la caccia delle foche e le sue
scuse presso gli Inuits.
| Da
dove provengono le pelli di animali allevati e utilizzati in pellicceria? |
All’incirca il 90% di tutte le pelli proviene per metà da animali d’allevamento
e dall’agricoltura (vedi domanda no. 13). L’allevamento è praticato in
numerosi paesi e regioni, principalmente: Canada, USA, Scandinavia, Francia,
Belgio, Olanda, Polonia, Cecoslovacchia, Cina, Pakistan, Namibia, Spagna,
Ex-U.R.S.S. Ovunque vigono norme stabilite e controllate dai Ministeri
dell’Agricoltura o dagli Uffici veterinari nazionali. Lo stesso vale per
i grandi greggi di pecore e agnelli in Spagna, Italia, Paesi balcani,
Paesi ex-sovietici, Cina, Pakistan, Namibia, Peru, Argentina, ecc. Molti
di questi Paesi appartengono ai Paesi del Terzo Mondo o in via di sviluppo,
per i quali la vendita di pelli da pellicceria è un’importante fonte di
divise per lo sviluppo economico.
| Qual
è la particolarità della razza ovina? |
Essa è la specie più resistente tra le pecore. Originaria dell’Asia centrale,
questa pecora è oggi allevata in gran numero nelle regioni aride dell’Afganistan,
dell’ex-Unione Sovietica e dell’Africa. La pecora Karakul fornisce cibo
(carne e latte) e contribuisce alla protezione della vegetazione dall’avanzata
del deserto. L’uomo deve però controllarne la riproduzione perché solo
un quarto dei neonati potrà trovare cibo sufficiente nell’ambiente che
lo circonda.
| Cos’è
un "breitschwanz" e qual è il suo valore commerciale? |
Questo nome indica la pelliccia di agnello karakul nato morto o prematuro.
Il suo valore può anche essere ben dieci volte inferiore a quello di una
madre karakul proveniente da un gregge di allevamento. Meno della metà
dei breitschwanz può essere utilizzata dal settore della pelliccia. Il
resto è senza valore perché le pelli sono troppo sottili. D’altronde non
esiste alcun mezzo per conoscere con precisione la grandezza dei piccoli
nel ventre della madre. Da ciò deriva l’assurdità di pretendere che l’uomo
provochi deliberatamente degli aborti. La ricchezza di un pastore consiste
soprattutto nel numero di animali vivi che possiede.
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